ATREYU

 

 

 

COMPAGNI DI CORSA

Ma chi te lo fa fare?

E’ passato un anno da quando hai incominciato a correre, con la voglia di maratona in testa, dopo aver visto un servizio sulla Marathon de Sables.

Ma chi te lo fa fare? Questa frase te la sei fatta ripetere centinaia di volte da amici, colleghi e parenti, ed all’inizio te lo chiedevi sommessamente anche tu.

Faceva freddo, tirava vento, pioveva, tu uscivi sul balcone a prendere le scarpe e quella vocina maligna ti sussurrava: ma chi te lo fa fare? Ed io, zitto, ti assecondavo: se uscivi, correvo con te; se ti arrendevi, e restavi al calduccio, ascoltavo in silenzio lo sfogo della tua insoddisfazione.

Poi, vincendo la pigrizia, dopo il primo chilometro assaporavi gia’ tutta la liberta’, la gioia che la vita riserva a chi sa godere delle piccole cose; imparavi a gustare la lentezza con cui il paesaggio ti scorre attorno e cominciavi a chiederti per quale misterioso motivo tutti i bambini piccoli che incrociavi per strada (e solo loro) ti guardavano sgranando gli occhi e ti salutavano con calore. E quando tornavi a casa eri felice, anche se bagnato fradicio o ghiacciato, incurante di tutto, orgoglioso delle tue gambe, della tua forza di volonta’ e del tuo ridicolo tempo al chilometro.

E piano piano son passati i mesi, si sono alternate le stagioni, e la tua famiglia ha imparato a convivere con questa tua economica droga: nei momenti critici, quando le gambe non girano ed i tempi peggiorano, e’ tua moglie che ti sprona ad uscire, anche solo per pochi chilometri, per evitare di vederti col muso dell’insoddisfazione ed al ritorno ti fa trovare il the’ pronto ed un sorriso; i tuoi figli stanno imparando e non ti chiedono piu’: "Papa’, ma se sai che non vinci perche’ vai lo stesso a correre?!" Ed io sempre al tuo fianco, a prendere acqua senza cercare un riparo od arrancare sotto un sole cocente.

Poi hai imparato a ritagliarti il tempo per correre ovunque e comunque, rubando i minuti al lavoro ed agli amici, a volte sentendoti in colpa, per accorgerti lentamente che stavi regalando queste frazioni di vita a te stesso, alla tua salute, al tuo corpo ma soprattutto alla tua mente. Hai appreso i tuoi limiti, hai condiviso i tuoi pensieri, hai potuto apprezzare la tua intimita’. Hai cominciato a sentire qualcosa, una forza dentro di te che ti armonizzava con la natura esterna.

Cosi’ hai coronato i tuoi sogni e sei riuscito a correre 3 maratone, la prima allo sbaraglio, la seconda per dimostrarti che c’erano margini di miglioramento, la terza preparata con meticoloso puntiglio, inventandoti precisissime tabelle di allenamento, con 70 Km. alla settimana, correndoti in solitudine una maratonina ogni domenica.

E qualcosa di strano e’ successo: un giorno di colpo hai capito che non eri solo a correre, hai sentito un fruscio, hai intravisto un’ombra di luce con la coda dell’occhio.

E mi hai visto.

Cosi’ tutto ha avuto improvvisamente senso: ero io la figura che i bimbi salutavano estasiati, era la mia presenza e quella dei miei cinquemila colleghi a trasmetterti quell’incredibile sensazione di pace che ti assaliva alla partenza delle maratone, ero io quello con cui gli uccellini sugli alberi chiacchieravano.

Continua pure a correre, amico mio, che quando corri i tuoi pensieri sono puri, e la vita e’ piu’ serena.

Non preoccuparti per me, non hai bisogno di cercarmi, io saro’ sempre al tuo fianco: piu’ le tue gambe migliorano, tanto piu’ le mie ali acquistano vigore.

Con amore,

Il tuo angelo custode.

                                                                    A.Berio