ATREYU

 

3 MINUTI DI SILENZIO

Possiamo passar sopra a tutte le "dotte" opinioni che in questi giorni abbiamo ascoltato; possiamo, a seconda del punto in cui ci troviamo sulla linea dell'evoluzione, di fronte alla disperazione ed all'orrore delle immagini televisive ormai ossessionanti, essere cinici, disperati, abulici, terrorizzati, critici, fatalisti e magari anche indifferenti; ma credo che i 3 minuti di silenzio di Venerdi' 14 Settembre 2001 siano difficili da dimenticare, se sono stati veramente vissuti.

Io sono stato fortunato: poco prima delle 12.00 sono stato guidato in un supermercato, ed a mezzogiorno in punto sono state abbassate le saracinesche a meta', ed una ferma ma emozionata voce femminile ha spiegato che, in ossequio alla decisione comune europea, si invitavano dipendenti e clienti a fermarsi e riflettere.

Le cassiere si sono alzate ed hanno incrociato le braccia, gli occhi fissi a terra; al banco dei salumi e del pane, gli addetti hanno appoggiato le mani sul bancone, chiudendo gli occhi; tra le corsie, alcune clienti imbarazzate non sapevano cosa fare, un'anziana signora pregava con il rosario in mano, la maggior parte, sentendosi a disagio si e' avvicinata piano piano alle casse, per poter essere in compagnia, e non rimaner da soli tra gli scaffali; gli extracomunitari, all'esterno delle porte automatiche, hanno deposto la loro mercanzia e si sono seduti, uno si e' inginocchiato.

Ma il protagonista assoluto e' stato il silenzio: irreale, assurdo, per i primi secondi sembrava urlante, poi lentamente anche le celle frigorifere, pur non tacendo, si sono zittite, quasi conscie di dar fastidio, con il loro brusio; nessun telefonino ha squillato, per 3 minuti!!! Chiudendo gli occhi ci si poteva visualizzare in alta montagna, in una giornata senza vento, immobili nella neve che attutisce ogni suono, percependo il battito del proprio cuore, regolare ma forte: un suono sordo, che quando ne diventi consapevole ti spaventa, se non ci sei abituato; puo' diventare ingombrante, insopportabile, un martello che ritmicamente ti fa rimbombare la testa, un segno che esiste qualcosa che sfugge al tuo controllo; le tue sicurezze vacillano, perche' lui continua a pulsare, che tu decida di permetterglielo o meno, che tu ne sia consapevole o no: questo ti spaventa, non te ne accorgi, fai un sacco di altre cose nel frattempo, lo ignori completamente, ma lui, imperterrito, prosegue per conto suo, non si cura della tua volonta'.

Puo' essere una scoperta terribile, rendersi conto che non solo il mondo svolge le sue funzioni senza la nostra approvazione, ma addirittura il nostro corpo se ne infischia delle nostre direttive, e porta avanti la sua missione, senza aspettare ordini da noi.

Infatti, chi non era abituato a queste sensazioni dopo neanche due minuti ha cominciato a dar segni di nervosismo, giocherellando con le chiavi o con qualche colpetto di tosse, come per autorassicurarsi di essere ancora vivo.

E quando sono state rialzate le saracinesche, e tutto e' tornato alla normalita', si e' percepito distintamente un sollievo quasi generale, un tacito ringraziamento a chi aveva interrotto quel silenzio cosi' inusuale, cosi' pesante e difficile da sostenere. E tutti a darsi da fare, piu' freneticamente di prima, quasi a voler cancellare un ricordo cosi' imbarazzante.

Peccato che per rendersi conto che il nostro cuore batte, e che quindi siamo vivi, ci sia bisogno di ricordare che esiste la morte.

                                                                                                        atreyu